Cerco di dirti tutto quel che è giusto che tu sappia.
E continuo ad avvertirti di tanta durezza, del cinismo in agguato.
Ma in fondo tu sposti le cose brutte così semplicemente che io cinica non sono.
E penso alla nostra casetta.
Convivere.
A te e me che siamo finalmente nell'intimità totale. E ci guardiamo come compagni.
Tutto mi fa pensare che qualunque cosa accada noi due ce la faremo.
Tutto mi fa pensare che qualunque cosa accada per me sarai sempre l'eroe senza macchia e senza paura, però umano e vero, vero e umano.
Nel sole e nella pioggia.
E sì, mettiamo i fiori sul balcone anche noi. Ma lo rifaremo mai il letto?
Uscire a comprare le cose. O inventarcele tutte. Perchè il bello è sapere che io e te possiamo anche ribaltare uno scatolone e farci il tavolinetto zen. Ma anche stare lì con i chiodi e il martello. O montare il mobile Ikea.
Comunque sarà bello.
Sarà dolce. E intenso ogni secondo.
Poi ci sarà tutto quello che c'è e che tutti ci dicono. La monotonia, l'abitudine, la noia.
Ma non in questa nostra splendida estate.
E sono qui che mi guardo intorno cercando di capire cos'è che voglio portarmi lì a casa nostra.
Tante foto tutte su una parete, come abbiamo visto al museo d'arte contemporanea. Le mie e le tue. Poi, quando le avremo, anche le nostre.
E ho comprato uno scampolo di stoffa che useremo come tovaglia.
Ti ho preso i pantaloni a righe.
Perchè sei la mia famiglia.
Sono la tua donna. Ed è una sensazione che mi fa scoppiare la testa e lo stomaco.
Come quando dovevo entrare a Gardaland a 6 anni, e scoprivo che la felicità fa male alla pancia. Come l'applauso del pubblico, come una lode preziosa.
Tu rientri nella prestigiosa rosa delle sensazioni più belle della vita.
So di rientrare a mia volta nella tua.
Tutto mi fa pensare che qualunque cosa accada noi due ce la faremo.
Che il sorriso che hai,
così mio e così luminoso,
rimarrà sempre per me così bello da amare,
se non tutto,
per sempre almeno quello.