La Principessa e Il Mago
giovedì, 05 giugno 2008, 19:50
C'era una volta, in un piccolo castello immerso nel verde, una principessa piuttosto strana: poco avvezza alle feste e all'etichetta, la fanciulla trascorreva i suoi giorni a studiare i polverosi libri del nonno, o a passeggiare nel parco con il suo fedele lupo al seguito.
Non era nè sola, nè triste.
Il Re le permetteva di uscire dalle mura del castello ogni giorno, fino al tramonto, purchè sempre accompagnata dal principe suo fratello, o dai soldati più fidati del reame.
Un giorno d'inverno, però, il Re vietò alla principessa di uscire, perchè il cielo andava annuvolandosi e il vento s'era alzato all'improvviso.
- E' inverno figlia mia, non è saggio avventurarsi nei boschi sotto la pioggia.
- Ma non piove!
- Pioverà.
E così fu.
Per giorni e giorni oltre le finestre non si videro che lampi, fulmini e uno spesso muro di goccioloni.
I pomeriggi sembravano non finire mai e anche il lupo, sdraiato su un tappeto davanti al camino, uggiolava sconsolato ad ogni tuono.
Perseguitata dalla noia, la principessa si illuminò solo quando, all'improvviso, sentì bussare al portone del castello.
- Venite ad aprire!
Gridò, scendendo le scale allegramente. Chi poteva aver sfidato quel tempaccio per far visita al Re?
Giunta di fronte alla massiccia porta di legno, la principessa attese l'arrivo della servitù pochi istanti, poi impaziente decise di fare da sè.
- Chi è là?
- Aprite, avanti, si gela qua fuori!
- Chi sei?
- Un mago. Fatemi entrare!
- Se sei un mago perchè non entri da solo?
- Se sei una serva perchè non fai il tuo mestiere e mi apri, dannazione!?
In quel momento giunse trafelato il maggiordomo, si inchinò e si sollevò in due scatti accennati e parlò scuotendo la testa:
- Suo padre si arrabbierà moltissimo Ginevra. Lei non deve parlare con gli sconosciuti, nè tantomeno aprire alla porta. Ci sono delle regole, e Lei ormai è una signorina, non può continuare ad ignorare l'etichetta e peggio ancora le norme di sicurez...
- ALLORA, qualcuno mi apre o no!?
L'uomo dall'altra parte prese a battere i pugni più forte, così il maggiordomo, sempre più in ansia, sospinse via la principessa e aprì la porta.
Ginevra era dunque nella stanza di fianco, dietro la porta. Non le restava che sbirciare da uno spiraglio, per scoprire se davvero il nuovo arrivato era un mago.
Ebbene, non c'era traccia del cappello a punta. C'era solo un uomo alto e magro dentro un mantello completamente fradicio.
- Dov'è la serva che non mi apriva? Ecco tenga, questa è la lettera che mi annuncia. Sono qui per conto di un caro amico del Re. Ho viaggiato a lungo e in pessime condizioni. Lì c'è la mia carrozza e adesso, se non le spiace, vorrei asciugarmi i capelli. Dov'è quella sciocca?
- Quella sciocca è la figlia del Re, per cui la prego di scegliere appellativi diversi.
- Quella sciocca mi ha chiesto di entrare passando attraverso il legno, per dimostrare che sono un mago. Dico io, con quali strane fiabe l'avete cresciuta?
Ginevra, indispettita, spalancò la porta. Il maggiordomo si coprì gli occhi con le mani, curvandosi esasperato.
- Sciocca a me?
- Temo di sì.
- Fa bene a temere.
- C'è la pena capitale per chi si infastidisce di fronte ai suoi capricci? Deve scusarmi, principessa. Ma sa, un così grande castello, e neanche una stupida tettoia che ripari un povero mago mentre aspetta di entrare.
Finì la frase alzando i lembi del mantello sgocciolanti, assumendo una posa così comica che Ginevra rise, e così anche il mago.
Il maggiordomo, che aveva seguito la conversazione con le mani nei capelli, corse incontro al suo padrone, che finalmente era comparso in cima alla scalinata centrale.
Non ci furono conseguenze nè per Ginevra nè per il nuovo arrivato, tanto fu lieto di sentir ridere sua figlia.
Durante la cena, la principessa scoprì che il mago sarebbe rimasto a corte per settimane, ma che al contempo la sua mansione l'avrebbe tenuto ben distante dalle sale ricreative che soleva occupare lei.
Il Re sembrava compiaciuto del nuovo arrivo.
- Ho letto la lettera di Riccardo e vi presenta con molto orgoglio, mago.
- Modestamente, sire.
- Tuttavia, dovrà mettere da parte la bacchetta magica. Io non bisogno che di un esperto di canali artificiali, come saprà.
- Ogni artificio è un po' una magia, non crede sire?
- Hai ragione ragazzo. Benvenuto a corte.
Capitava così, in quei giorni, che i due si incrociassero lungo le scalinate e si scambiassero rapidi saluti di circostanza, salvo tornare in fretta ognuno nei propri appartamenti.
Una mattina, però, il mago vide Ginevra con un antico volume fra le mani, una preziosissima copia rilegata finemente, di cui aveva sempre sentito parlare ma che non aveva mai visto prima. Stava per domandarne la provenienza, quando la principessa si fece avanti indagatoria.
- Voi non dovreste essere in giro per la tenuta a costruire canali?
- Sotto questa pioggia, dovrei munirmi di una gondola. Per ora il canale lo sto disegnando. Progetti, capisce?
- Cos'è una gondola?
- Senta...Ne avete altri di quei libri?
- Centinaia. Nella biblioteca. Vada pure. E' lì in fondo. Cos'è una gondola?
- Quella porta lì?
Da quel momento in poi, Ginevra e il mago furono sempre più spesso nella stessa stanza, ognuno concentrato fra le proprie pagine, ma con sempre minor imbarazzo.
- Ma insomma...voi davvero siete un mago?
- Sto leggendo.
- ...oltre ad essere la persona meno cortese che conosco.
- Certo anche lei non scherza.
- Ad esempio, dovreste darmi del voi.
- E lei dovrebbe indossare abiti più adatti alla presenza di un ospite...vista così, quasi mi chiedo ancora se non è una serva, che mi parla.
- Ma come si permette!?
- "Come vi permettete", semmai.
Ginevra sbuffò, poi sorrise. Nessuno l'aveva mai criticata, nè canzonata.
L'etichetta rigida del palazzo aveva sempre obbligato ospiti e cortigiani a rivolgerle solo parole melense e falsi sorrisi.
Ma l'attenzione del mago non era così scontata, tantomeno lo erano i suoi apprezzamenti.
Improvvisamente si ritrovò a specchiarsi prima di scendere le scale, ad acconciare i capelli da sola e a fare le smorfie, per vedersi nelle varie espressioni.
Poco distante da lei, intanto, il mago seguitava nel fare calcoli e disegnare progetti, nonchè con le sue lunghe sedute di lettura nella biblioteca.
Giorno per giorno, però, si rese conto di alzare spesso lo sguardo verso la porta, distraendosi dalle narrazioni per scoprire se stava per entrare qualcuno.
Quando finalmente sentiva la maniglia muoversi, frenava il sorriso e tornava a leggere, seppur più contento: sapeva che presto Ginevra avrebbe ceduto alla curiosità, rivolgendogli una delle sue mille domande.
- Cosa farete finito il lavoro qui?
- Tornerò verso casa. O forse viaggerò verso il caldo. Chi lo sa?
- Che fortuna essere liberi.
- Chi non lo è? E chi lo è davvero?
- Una principessa non sarà mai libera. Un mago sì.
- Perchè può passare attraverso le porte? Non è così. Ognuno sceglie la propria prigione, ecco cosa credo.
- Perchè non averne significa non avere nulla. E nessuno.
- Esattamente. Devo chiederle scusa.
- Per avermi dato della sciocca.
- E per non averle ancora detto che oggi è molto bella.
Finalmente si avvicinava la primavera e nelle prime ore del pomeriggio ripresero le passeggiate a cavallo. A differenza di prima, però, ad accompagnare la principessa c'era sempre il mago, che amava indicarle via via le diverse specie di piante e di fiori che andavano spuntando dal terreno, o che riprendevano vigore e luce.
Che fra i due fosse nata un'intesa speciale era noto, ma il Re sembrava non curarsene.
- Dice che suo padre avrà a noia queste nostre uscite?
- Non credo. E' così impegnato. E poi sarà convinto del fatto che mai potrei innamorarmi di un uomo come lei.
- Ed avrebbe ragione di crederlo. Non sono certo il principe che le hanno promesso da bambina.
- Non ho alcun promesso sposo!
- Ah. Ma davvero? Non credevo...tuttavia, intendo nei racconti, nelle fiabe. Il principe azzurro, capisce? Io sono un vagabondo, e se sciolgo il mio cavallo scapperà. Come scappo io appena sento delle briglie intorno al collo.
- Fa bene. E io scapperei con lei.
Ginevra lo fissò all'improvviso e si portò la mano alla bocca arrossendo.
Il mago sorrise mestamente, le accerezzò i capelli.
- Posso baciarti?
- Sì...credo di...
Ma la stava già baciando.
La principessa si ritrasse all'improvviso, parlò con la voce più acuta, quasi miagolando.
- Non credevo intendesse questo tipo di bacio...
Lui ridacchiò.
- La vedo un po' scossa, signorina. Meglio tornare.
Il mago fece per salire sul cavallo, ma lei gli prese la mano con le sue.
Tornarono al castello che il sole era già calato, e ad attenderli c'era il Re, entusiasta.
- Figlia mia! Ho una sorpresa per te! I tuoi zii ti aspettano nella loro tenuta al mare: trascorrerai lì le vacanze estive, così potrai iniziare a scoprire nuovi luoghi, proprio come desideravi. Sei felice, vero figliola?
Ginevra si sentì spezzare il cuore.
- Ma padre...l'estate è la stagione più bella, per stare nel nostro Regno...devo lasciarlo proprio ora? Mi spiacerebbe non assistere poi alla festa paesana e...
- Dettagli, dettagli! Non essere paurosa, starai benissimo. La servitù sta già preparando tutto, partirai entro pochi giorni e vedrai, non vorrai neanche più tornare. Sono stato lì ogni estate, quando ero un ragazzo, e non c'è luogo che ricordi con più affetto. I tuoi zii sono felici di riabbracciarti, vuoi leggere la loro lettera?
E proseguì così, inarrestabile.
Ginevra seguì con lo sguardo il mago, che riportava i cavalli verso la sella assorto nei pensieri. Sapeva di non avere scelta: quando suo padre aveva un'idea o un progetto, quello rimaneva. Del resto era un re.
Per la prima volta, quella sera a cena, i commensali non videro Ginevra e il mago scambiarsi le solite allegre battute. Sorridevano, sì, ma a fatica e fra loro neanche uno sguardo.
Erano dunque tutti presi a mangiare, quando il maggiordomo irruppe nella sala da pranzo correndo, con gli occhi sgranati.
Che fosse un tipo oltremodo ansioso era noto, ma il suo pallore era segno di orrende, orrende notizie.
- Signore! Correte! Un messaggero, il principe Riccardo, la guerra!
- Nel regno di Riccardo!?
- Il principe Riccardo è sparito, scoparso, rapito!
Il mago si alzò in piedi di scatto, facendo cadere la sedia.
- Che guerra?!
Quasi gridò, stringendo il braccio al maggiordomo. Poi lo lasciò andare e corse verso il messaggero, fermo all'ingresso.
- Ma che succede?!
Ginevra cercò di resistere all'impulso di correre dietro al mago, ma non ci riuscì. Lo raggiunse proprio mentre assaliva il messo di domande.
- Quando, quale guerra, cosa è successo?! Parla, maledetto, avanti! Parla!
- Ma lei..
In quel momento giunse anche il re, tuonando:
- Fatevi da parte, mago! Voglio notizie di Riccardo, messo!
- Aspettate, Sire...
- Fatevi da parte ho detto!
Il Re scansò brutalmente il mago, facendosi davanti al messaggero ormai terrorizzato.
Il mago si fece avanti ancora, senza esitare.
- Sire, vi dico di aspettare perchè sono io, il Principe Riccardo. Non ci vediamo da anni, ma sono proprio io.
- Tu?!
Chiese il Re, facendo un passo indietro.
- Tu?!
Chiese Ginevra, facendo un passo avanti.
- Sono fuggito dalla corte in cerca di avventura. Ero stanco della vita di palazzo, di tutte le moine e le riverenze...e ora parla, messo. Cosa succede?! Cosa ne è di mio padre, del villaggio?!
Il messo fece un respirone e aprì la lettera.
Un'antica tensione si era inasprita all'improvviso, con l'arrivo in città di una piccolo plotone di soldati del villaggio vicino. Erano appena una ventina, ma giravano armati e ben presto avevano iniziato a molestare gli abitanti. Prima solo rispostacce. Poi furti. Infine, una rissa, nella quale aveva perso la vita un giovane contadino.
Gli abitanti del Regno di Riccardo, decisi a mettere fine al sopruso e troppo impazienti per aspettare gli aiuti del Re, erano ricorsi a vanghe, scuri, pietre e olio bollente.
Alcuni soldati nemici avevano perso la vita, altri erano fuggiti, salvo tornare pochi giorni dopo, in numero ben superiore e con un mandato ufficiale da parte del Re Stefano, antico nemico.
Stefano chiedeva pubbliche scuse, nonchè un cospicuo risarcimento per i soldati uccisi e feriti dal "popolo barbaro che non sai governare".
- E' un lurido pretesto! Vuole la vallata, e ogni espediente è buono per quel maledetto!
Riccardo era fuori di sè.
Ginevra lo fissò incredula mentre dava ordine di preparare la sua carrozza, vestiva il mantello e poi fuori, mentre si armava. Lo raggiunse timidamente, appena suo padre si allontanò per disporre a sua volta la partenza.
- E così sei il Principe Riccardo, e non un mago. Ti sei presentato con una tua raccomandazione a te stesso...e mio padre non ti ha riconosciuto...
- Tornerò.
- E io sarò via, per allora.
- Tornerai anche tu.
Fece per baciarla, ma si fermò appena in tempo. Il Re gli era accanto, già in sella al suo cavallo, mentre tutto intorno si animava un piccolo esercito.
- Andiamo, dannato ragazzo. Non vorrai presentarti con una carrozza, spero. Sella il tuo cavallo e andiamo, non c'è tempo da perdere.
Ginevra trascorse i primi giorni piangendo, per la paura di perdere insieme suo padre e il suo meraviglioso principe. Poi, seppur controvoglia, lasciò il castello alla volta della costa.
L'estate lì era davvero meravigliosa come suo padre raccontava. Vedere per la prima volta il mare le riempì gli occhi di lacrime, tanto era immenso. Gli zii erano amorevoli e l'amicizia con la cugina le fu d'aiuto, ma il suo cuore era altrove.
Sussultava ad ogni visita, nella speranza che fosse un messaggero con notizie di Riccardo e del Re.
Eppure giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, nessuno comparse a dirle nulla, finchè lo sconforto non sostituì la speranza.
- Cugina, perchè piangi?
- Non ho notizie di Riccardo e di mio padre da oltre tre mesi...perchè non hanno inviato una lettera per me?
- Vedrai, arriverà. E sarà piena di buone notizie. Me lo sento.
La principessa reagì alzandosi di scatto, scoppiando in lacrime e correndo nei suoi appartamenti.
Si sdraiò sul letto e pianse fino ad addormentarsi.
- Sveglia, bimba.
Ginevra aprì gli occhi lentamente, come convinta di sognare. Una voce alle sue spalle, possibile?
- Un tempo trascorrevi i pomeriggi leggendo, o a cavallo...sei forse invecchiata all'improvviso?
Si girò sul fianco già sorridendo, e Riccardo era lì, in piedi accando al suo letto.
Aveva i capelli più lunghi e la pelle scurita da sole. Era bellissimo ed era vivo, sano, senza il minimo graffio.
Ginevra gli si lanciò al collo abbracciandolo e riempiendolo di baci.
- Come sta mio padre, dove eravate, cosa è successo?
- Mi mancavano le tue domande.
Nel frattempo la zia era entrata in camera, e inorridiva di fronte alla scena. Un uomo, nella camera della principessa, con la principessa! Avvinghiati! Si sentì svenire, poi gridò:
- Lei come ha fatto ad entrare!
Ginevra lo fissò e lo baciò, poi si voltò verso la zia:
- Lui è un mago, zia. Passa attraverso le porte.
Le truppe erano riuscite a respingere l'attacco di Re Stefano ristabilendo la quiete nel Regno.
A quel punto, Riccardo aveva affrontato suo padre, vagamente arrabbiato per la fuga.
Gli aveva spiegato della sua voglia di viaggiare, del suo non riuscire neanche ad immaginare un'intera vita seduto sul trono, con mille responsabilità e...e suo padre aveva capito.
- Quindi non sarai mai Re?
- Esatto. Salirà al trono mio fratello. E' meglio per tutti.
- E quindi, adesso?
- Adesso vieni via con me. Che domande.
- Mio padre lo sa?
- Sì, cioè, più o meno.
- Ma hai almeno chiesto la mia mano?
- Siamo promessi dalla nascita, principessa.
La storia termina qui, perchè a nessuno fu permesso di seguirli in viaggio.
Si dice che i due abbiamo cavalcato per anni ogni terra conosciuta in quei tempi, tornando in patria solo per portare regali, innovazioni di ogni sorta, notizie, curiosità e nuove cure, oggetti preziosi e ricchezze.
Alcuni sostengono inoltre che una volta sposati decisero di stabilirsi in una meravigliosa casa nel bosco, dove Ginevra diede alla luce il primo erede, e in cui vissero per sempre felici e contenti.
The End
Urgenza di Elenamente
in: *
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Si viene e Si va (che fantasia)
martedì, 03 giugno 2008, 18:44
Mi sembra di stare con una mano aggrappata alla barca e un'altra a tenere un remo, giù per rapide da parco acquatico. Nel senso, niente di drammatico. Ma neanche da potersi girare una canna.
Faccio cose.
Ho una teoria.
Per goderti la vita non puoi sperare di affrontare dieci circostaze al giorno, perchè ognuna di esse vuole, richiede, necessita di un preciso stato d'animo. Sempre diverso. Adatto.
Quel che ci vuole quando fai quelle cose lì non sei tu. E' la prassi.
Dieci circostanze, dieci maschere. E dietro tu, sfinita.
Io ho delle oasi e delle circostanze. Tendo a dare precedenza assoluta alle prime, pur dovendole comunque alternare.
Sono, o almeno ero fin'ora, abbastanza fortunata da poterlo fare. Addirittura limitando proprio la mia vita ad una noia a scelta al giorno. E poi tutta pura volontà.
Che pacchia cazzo.
E' finita.
Sono in partenza per tre mesi di villaggio turistico. In veste di animatrice.
Questo la dice lunga sul mio concetto di: "Elena, è ora che ti trovi un lavoro, se non vuoi fare l'università devi comunque trovare un impiego serio...".
La realtà è che ho le idee piuttosto confuse.
Sto cercando un modo per scampare alla sorte, al destino consigliato/permesso dalla società.
Davvero.
Io non posso andare alle poste. Non troppo spesso. Non tutti i giorni.
Questo post d'ora in avanti potrebbe generare fastidiosi sentimenti di antipatia per la scrivente da parte di tutti i lavoratori del mondo. Me ne scuso.
Fatto sta che io non posso tollerare l'esistenza del ruolo "Collega di lavoro".
Comportarmi come una "collega" e avere esseri umani nel ruolo di "colleghi" intorno.
E cazzo ho troppi pochi anni da vivere per stare otto ore al giorno ferma, insabbiata nel compiere una mansione.
Tutte cose che farò, temo. Che saprò e dovrò fare. Ma ecco, io tiro la corda.
Si spezzasse pure. Finchè riesco, scappo via.
Non dalle responsabilità, ma dalle firme che ti inchiodano in un ruolo.
E se proprio devo scegliere, vada per la Colita.
Ho scelto l'animatrice perchè è un ruolo a cui è richiesto di star bene, di sorridere, di fare movimento all'aria aperta.
E io ho davvero bisogno di fare movimento all'aria aperta.
A settembre saprò dirvi se la mia è stata una buona idea.
Auguratemelo.
Urgenza di Elenamente
in: *non sono ferma, non sono la stessa
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