Un minuto alla volta

25 aprile

domenica, 26 aprile 2009, 19:19



«Sono maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà»

Berlusconi, vaffanculo.
Berlusconi, sul serio.
Vaffanculo.

Per festeggiare il 25 aprile, io sto studiando seriamente il ruolo dei partigiani nella nostra storia nazionale.

Libertà e liberazione passano dall'informazione.



Urgenza di Elenamente
in: *conosciamoli meglio, non sono rassegnata, non sono -ista, non sono eroica, non sono vostra, sì sa mai, non sono un prodotto
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Accrescersi

domenica, 01 marzo 2009, 01:47



2:10
Il tuo stile effettivo te lo porti avanti dall'infanzia, hai solo aggiunto. Sei sempre esattamente quello che eri, oltre a quello che sei. Da bambina non amavo le calze nè in generale il concetto di gonna.
A dire la verità non amavo neanche i jeans.
E concepivo il mio abbigliamento in termini di comodità e colori. Stop.
Da bambina io non facevo i capricci con la lagnetta, me ne andavo incazzata. Subito. Al primo no. E me ne facevo una ragione, anche se spesso per mia fortuna con questo metodo qualcosa ottenevo.
Il punto non è che odiavo i no. Amavo i sì, che è ben diverso. Un sì mi riempiva di entusiasmo, mi faceva sentire quanto è bella la vita.
Perchè in fondo allora come ora la vita è conquistare, acquisire, scoprire, accrescersi. Almeno per me.
Da bambina ero invidiosa, ma non in modo maligno. La domanda che mi facevo sempre era "Perchè io non ci riesco? Non è possibile.", ma non era un pensiero forte, me ne dimenticavo o lasciavo stare.
Odiavo imitare le altre. Ci ho messo un po' a capire che se qualcuno ha una buona idea non è giusto, ma sacrosanto farla propria. In quegli anni lì mi limitavo a cedere quando diventava doveroso.
Voglio dire. C'erano quelle pennine di Hello Kitty molto piccole, bianca e azzurra o bianca e rosa. Profumavano. E sti cazzi se ce le avevano tutte.

Da bambina il mio gioco preferito era inventare le storie. Adesso facciamo che io... è una di quelle frasi che sai di saper dire con il tono in cui l'hai detta mille volte.
Come anche Titto? e anche quel maaammà? di quando ti serve una cosa.
Le storie che preferivo inventare erano avventure, in posti lontani, su zattere o carri con i cavalli. Di bambini che si ritrovano nella giungla fra le piante dello studio o nel bosco nel giardino di nonna. E bisognava sempre armarsi, esplorare, costruire una base. Non credo fossero giochi così originali ma mi è capitato raramente di sapere che cazzo facessero gli altri.
Ero in fissa con gli animali, a livelli noiosi, tanto che convinsi mio fratello a mettere da parte ben ventimilalire per avventurarci all'insaputa di tutti verso Viale Marconi. Lì avremmo comprato un gatto, per nasconderlo dentro lo zaino e portarlo l'indomani da mia nonna, dove avremmo trascorso un po' di vacanze. Non era una grande idea in effetti, ma ci abbiamo ripensato in questi giorni e fu un grande avvenimento.
Ovviamente niente gatto, ma un succo di frutta nel bar accanto al negozio di animali (che non aveva neanche i criceti).
Da bambina avevo sempre il limone come simbolo. Ora che ci penso non ho idea del perchè avessi un simbolo diverso dagli altri bambini ma credo fosse attaccato su una scatola con le mie cose e su un pirulo dell'attaccapanni.
Quando dissero che potevamo cambiare simbolo lo cambiarono tutti e nessuno voleva il limone, così rosicai del suo essere poco attraente e decisi di tenerlo io, come a dire "Non sapete cosa vi state perdendo."
Oggi come oggi odio sentirmi dire che sono acida. E' una di quelle parole che mi dà fastidio.
Adoravo fare il bagno giocando con le Barbie, era la puntata al mare con gli scogli, e il flacone del balsamo era il materassino più scomodo mai concepito. Odiavo andare in piscina e trovavo ridicole le mie compagne grassottelle come me che facevano danza. La prima cosa che noti quando guardi la foto di un saggio è la bambina che stona o la bambina che spicca.
2:40

Visto che mi ci hai fatto pensare, ho controllato quanto ci metto a scrivere. Perchè, giuro, non riuscivo a farmene un'idea. Quando scrivo perdo il contatto con lo spaziotempo.
Quindi, con rilettura e varie pause, ora che pubblico sapremo.



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Marajà

giovedì, 26 febbraio 2009, 01:12



E' tempo di quaresima, ovvero di quaranta giorni di preparazione alla Pasqua.
In questo periodo si osserva una condotta specifica: negando sè stesso in atto di umilità ci si avvicina a Cristo, che prossimo alla resurrezione era pur sempre morto.
Che da bambina alle prime pasque mi chiedevo "E' già morto?" avendo appena festeggiato il Natale.
Le parole chiave della quaresima sono:
Digiuno
Astinenza
Penitenza
Elemosina
L'ho scoperto mentre saziavo la fame chimica con pane e nutella.

T. Si chiede come è riuscita la chiesa a convincere la gente a non fare quello che vuole.
E tira in ballo le suore di clausura.
A me viene in mente che come i cattolici volevano salvare la Englaro,
io vorrei salvare le suore di clausura.

E se penso alla Englaro, penso al padre indagato.
Beppino Englaro, indagato per aver fotografato sua figlia, non rispettando l'esplicita richiesta di Beppino Englaro, cioè se stesso, di non fare alcun tipo di foto a sua figlia.

Io sul nostro governo ci piscio. Mi fa schifo. A prescindere dall'episodio.
E non è che mi fa schifo così,come la gente, perchè tanto so' tutti porci. Questa è una frase che risale agli anni 80, si sente dire e la ridiciamo da tre generazioni.
Ma non basta più.
Magari, fossero dei porci.
Magari, il grande fratello.
La realtà dei fatti è che George Orwell era un ottimista. Un ingenuo.
(Ma gli americani la mangiano la Nutella?)

Sono perseguibile a norma di legge se scrivo queste cose?
No, credo, finchè non pretenderò di poter aumentare la mia visibilità/notorietà.

Goethe ha detto una cosa saggia:

Un arcobaleno che dura un quarto d'ora non lo si guarda più.



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Possibile?

mercoledì, 25 febbraio 2009, 00:49



Che si debba ripartire dai comitati.
Che la parola stessa, oggi, suoni sovversiva.
Di protesta.
Ci sono sempre stati quelli resistenti. La resistenza esisteva e credo esista. Solo, si è fatta inoffensiva.
Come gli indiani accerchiati, abbiamo chinato la testa e sopportiamo, purchè non si tocchi la nostra ormai minuscola refurtiva.



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Per concludere

lunedì, 02 febbraio 2009, 12:28



Giorgio Gaber - Preghiera

Signore delle domeniche,
Prova ad esserlo anche del lunedì,
e di tutti quei giorni tristi
che ci capitano sulla terra.
Signore dei ricchi e dei fortunati
prova ad esserlo, se puoi,
anche di quelli che non hanno niente.
Anche di chi ha paura e soffre
anche di chi pensa e soffre
anche di chi lavora e lavora e lavora
e sofrre e soffre e soffre.
Signore dei gentili e dei buoni
prova a e esserlo, se vuoi,
anche di quelli che sono cattivi e violenti,
perchè non sanno come difendersi
in questo nostro mondo.
Signore delle chiese e dei santi
Signore delle suore e dei preti
prova ad esserlo, se credi,
anche dei cortili, delle fabbriche,
delle puttane, dei ladri.
Signore, signore dei vincitori
prova ad esserlo, se ci sei,
anche dei vinti.
Amen



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