Un minuto alla volta

Alla mia

sabato, 18 ottobre 2008, 01:51



Ci sono delle cose che ormai fanno parte di me spontaneamente, silenziosamente.
Sono le cose a cui credo, le mie teorie.
Il modo in cui vivo.

Credo che non ci voglia niente a sapere chi hai davanti, mai.
Perchè il modo di muovere le mani di una persona racconta, come l'espressione assorta e la qualità della pelle.
Credo che una faccia brutta non porti mai buone sensazioni.
Credo che ci porta buone sensazioni, chiunque sia, non sarà brutto ai miei occhi, mai.
Credo che la bellezza sia espressione di felicità, non canone.

Credo che sottoforma di energie tutte diverse fra loro, ci arrivi sempre la giusta scossa.
Credo però che ci abbiano insegnato a non saper interpretare le nostre scosse.
Io vivo cosciente di questo.

Credo che per ritrovare se stessi nell'impiastro con cui hanno farcito sia spesso difficile.
Credo comporti sofferenza, a volte.
Ma credo anche che se deve esistere un dovere morale, il nostro è quello di vivere con i sensi.
Rincorrendo la scia di profumo.

Le persone sembrano inconsapevoli, e spesso lo sono.
Ma volendo, ci si può percepire.
A volte ho osservato persone capire. Ed erano splendide mentre si affacciavano appena, incuriosite.
Ma poi le ho perse, di nuovo ingarbugliate nel nastro trasportatore.



Urgenza di Elenamente
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Splatter Post

giovedì, 04 ottobre 2007, 11:40



Pus
Colando denso lungo la mia pelle
Che sembravi non finire mai
Colando fuori da una ferita così piccola
Che sembrava non guarire mai
Che faceva un male pazzesco appena mi muovevo
A ricordarmi il prezzo che paga chi non ama curarsi
Chi lascia che le infezioni facciano il proprio corso
Tu
Mi hai insegnato cosa vuol dire guarire
Mentre mi pulivo
E sentivo salire i conati ho pensato
Questa sono io
Il mio organismo ha dovuto
E' riuscito, senza chiedermi il permesso a
Creare questa pappa strana e spingerla fuori superando
Pazientemente l'epidermide
Scavando una galleria, chissà come
Premendo?
Facendomi soffrire, questo lo so
Provocando dolore, ogni volta che mi muovevo
Io mi sono limitata ad osservare il decorso
Come da piccola bolla
Trasformavi un pezzo di me
In area inguardabile
Gonfia
Da nascondere
Da custodire con attenzione e forse
Stavolta che ti ho lasciato morire come volevi
Senza ucciderti io annegato di ittiolo
Forse stavolta non tornerai
Perchè più di così
Dovrei solo che incidere la pelle, aprirla
Grattare
Ed abortire il piccolo male annidato da anni
Ma stanotte ho dormito
sdraiata, splamata, comoda, ho dormito
Come non dormivo da settimane
Senza svegliarmi ogni volta che la ferita sfiorava qualcosa
Dove prima soffrivo ora sento piacere
Il piacere della guarigione
O forse soltanto la tregua
Ma godo
Ed è servito a qualcosa lasciarti colare
Così come nella vita
Serve a qualcosa vomitare
Vomitare alcool
E parole come pus
Perchè anche i pensieri si annidano e si infettano
E gonfiano aree di me
Rendendole inguardabili
Da nascondere finchè non premono abbastanza
Da aprirsi un varco
Da colare
Schifose
Ma necessarie
Finalmente espulse insieme al pensiero
Per guarire o almeno
Per darmi tregua.



Urgenza di Elenamente
in: *non sono ferita
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Fiore di Loto

giovedì, 09 agosto 2007, 16:31



Cosa ne possiamo sapere.
Cosa ne vogliamo sapere.
Effettivamente succedono cose che non avresti mai detto e succedono cose che avevi previsto e succedono anche piccoli miracoli personali.
Accade di non aver paura di confidare ad uno sconosciuto il proprio malessere, la propria inquietudine.
Sarà che da quegli occhi sereni giungeva scivolando sottopelle la consapevolezza di poterlo fare.
E quegli occhi sereni brillanti in un sorriso hanno da donarti l'aiuto in cui neanche speravi. Accade come in un film, un suo lampo di genio, un breve scambio di battute.
Artefice a metà di questa meraviglia aspetto in piedi di fronte al suo alloggio.
Nelle mani dopo pochi minuti il Sutra del Loto. Curioso, non trovi?
E il Budda allo Specchio, per cominciare.
Lo bevo. Lo mangio. Lo leggo. Lo studio. Recito.
E sono una nuova me.
Inizio questo cammino con un sorriso radioso, respirando un'aria nuova, vedendo altri colori negli stessi orizzonti di ieri. Comprendo e ancora sorrido, mi sento come appena sveglia in un posto nuovo e bellissimo.
I primi passi di un percorso che non si presenta in discesa, ma faticoso e allettante insieme. E io mi alzo da terra, con nuova fiducia. Mi alzo con una nuova forza dentro, mi alzo per non permettere mai più a niente a nessuno, ma soprattutto a me stessa, di farmi cadere.

Scrivo a te.
Vorrei raccontarti ogni cosa perdendomi dentro il tuo sguardo, ma andrà bene ugualmente
Il tempo trascorso si è rivelato necessario, e se mi ha portato a questo è stato anche propizio. Dico addio all'avidità con la quale ho cercato di trattenerti prima, di rincorrerti poi, di attirarti in qualche modo pur di non perderti. Dico addio alla sensazione di non poter star bene senza averti addosso. Dico addio alla paura di dimenticare cosa provo se non lo vivo continuamente. Dico addio ai pensieri pieni di sfiducia e diffidenza. Dico addio alla certezza di dover soffrire. Dico addio alla necessità di sfondare con violenza ogni tua resistenza. Alla brama di possesso dico calmati, avrai modo di sfogarti in altri modi. Dico addio ad un approccio così straziante. Dico addio all'ansia, all'attesa, ad una percezione così esagerata del silenzio.
Tornando non troverai la persona che hai lasciato. Tornando non avrai altre guerre da affrontare. Tornando non avrai l'obbligo di spiegarmi dov'eri e perchè.
Avrai il mio miglior sorriso e un abbraccio che scaldi il cuore col cuore, come ti avevo promesso. Avrai ciò che ogni giorno custodisco con tenerezza. Avrai la mia attenzione e la mia dolcezza, la mia forza e la mia impazienza, la mia ironia e tutta la luce che saprò sprigionare per te, con te, grazie a te.

Lenzuola fresche e acqua calda per le ferite che mi vorrai mostrare.

Non so se tornerai, non so niente e niente ho bisogno di sapere, se non che quel che provo si erge coraggioso e splendente come un fiore di Loto dal fango di tutto quello che ho temuto.



Urgenza di Elenamente
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F U O R I C A M P O

venerdì, 23 febbraio 2007, 21:46



Odio le responsabilità.

Me le prendo, se mi riguardano. Ma odio rispondere per gli altri.

Non so cosa pensa.
Non so perchè.
Non lo so.
Non mi riguarda.

Il mondo che gestisco, il microcosmo di cui rispondo inizia nel mio cervello e termina alle estremità del mio corpo, fine della questione.

Se qualcuno, vicino o lontano a me, dice o fa qualunque cosa che potrebbe disturbare, indisporre, infastidire qualcun altro, non sono affari miei.

Non so perchè lo fa.
Non so perchè non lo fa.
Non so se lo farà mai, e anche se fosse me ne strafrego.

Perchè chiunque altro non è me e io non rispondo che di me.

Rispetto le decisioni altrui al cento per cento.

Lo ha fatto. Ha fatto bene.
Non lo ha fatto. Ha fatto bene a non farlo.
Lo farà? Non lo farà? Affari suoi.

Quando un'azione, stupida o intelligente che sia, ricadrà su di me, mi assumerò la responsabilità di metterci del mio. Di dire come la penso. Di farne una questione personale.

Ma dal momento che oggi la voce che ho avuto in capitolo è stata sempre e solo fuoricampo, non vedo perchè dovrei sentirmi al centro di una qualche situazione.

Io ne resto fuori. Ho la coscienza limpida. Come sempre.



Urgenza di Elenamente
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Tutto il marcio che è in me.

sabato, 23 dicembre 2006, 03:13



Il bello di internet è che quando vuoi chiudi un mondo e vivi in un altro.

Il brutto è che in questo modo tendi a prendere il buono da entrambi i mondi e a fuggire da uno all'altro a seconda di come butta. Un click, e non sei più uno sfigato senza amici ma il re dei vampiri, sul tuo blog nero e viola a tirartela. Un click, e una conversazione sgradevole si conclude, e nessuno mai potrà dire di averti sentito mentre biascivavi messo alle strette da un ragionamento che fila.

Io mi trovo male in entrambi i mondi, perchè in entrambi i mondi incontro quasi esclusivamente personalità che, messe di fronte alla mia, cedono. Così ormai, ogni volta che incontro qualcuno, sono solita pensare che se dura più di un mese è già una fortuna.

Io non ho attacchi isterici, non pretendo la luna, in generale non ho atteggiamenti considerabili "dannosi" per i rapporti. Ho svariati difetti, certo, ma non sono peggiori di quelli degli altri.

Il mio vero grande handicap è la voglia di capire. A forza di scavare, trovi sempre merda. E questo tuttosommato neanche mi frega, c'è tanta merda anche dentro di me. Il problema è che a forza di scavare chi hai di fronte scappa, si dilegua, terrorizzato all'idea che tu gli veda dentro tutto il marcio.

E hai voglia, a spiegare che quel marcio è l'unica cosa che conta di noi, perchè è l'unica vera. Non c'è verso, scappate tutti. Nessuno vuole essere razzista, nessuno vuole amare la morte e il sangue altrui, nessuno ammette di invidiare e odiare i migliori, e tra quei pochi che lo fanno, la maggior parte sta mentendo tanto per costruirsi un personaggio alternativo e sopra le righe.

Forse il mio destino è quello di diventare pazza del tutto. Forse è così. Di certo non sono sola, e questo basta.

Di certo ce ne vorrà per trovare qualcuno che oltre a capirmi possa anche scoparmi.



Urgenza di Elenamente
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