una luce forte di ghiaccio e di estasi
sabato, 28 marzo 2009, 02:07
Fra le certezze che ho c'è che tornerà il momento di scrivere di getto, un po' fumata, i miei pensieri migliori.
Tornerà la mia rabbia e tornerà quel senso d'angoscia ebbra, di entusiasmo torbido, che mi fa scrivere dei grandi padri del pensiero e dei figli indegni dei giorni nostri.
Ma io non ho mai scelto le mie parole, sono sempre sgorgate libere.
E questi non sono giorni di rabbia, nè di riflessioni alte.
Sono giorni in cui non riesco a concentrarmi neanche su Calvino.
Per la febbre che mi ha sdraiata, e per tutto l'amore che ho addosso ogni momento, meravigliosamente.
Questi sono giorni miei e suoi, uno per uno.
Quelli che viviamo insieme si rincorrono ad una velocità impressionante, e ogni volta che percorro la sua schiena con la mano cerco di imprimere la sensazione nella memoria, sperando invano che basti per quando sarà lontano da me.
Lo bacio e respiro più che posso la nostra aria preparandomi all'apnea.
Separarmi da lui non è doloroso, perchè ci sarà sempre un ritorno. Perchè a casa c'è tutta una vita e perchè sono troppo felice per soffrire di qualcosa.
Ma quando il treno si allontana io penso al caldo delle coperte e del suo abbraccio, dal quale potrei assistere a qualsiasi catastrofe senza paura. Penso al fruscio di lui che si sveglia la mattina e io che mi riaddormento poco dopo col sorriso, così beata a ripetermi instancabile che non è un sogno.
Tutti vivono prima o poi qualcosa del genere.
Il punto è che io non credevo mi spettasse. Mi ritenevo già troppo fortunata ad avere una famiglia così bella, una vita così colorata.
Credevo di dover pagare il prezzo di tanta grazia con la solitudine, con la freddezza del cuore. Credevo di essere cresciuta troppo qualcosa, per essere amata.
E non sapevo niente.
Di com'è dolce l'amore. Di com'è semplice.
Io che ho sempre strappato a morsi le attenzioni, le risposte, le emozioni stesse. Brancolavo nel buio.
Perchè adesso tutto piove giù lieve come la pioggia d'estate, non serve chiedere. Non serve chiedersi. Arrovellarsi.
Lui accarezza le mie difese e le fa cadere giù. Mi insegna la bellezza del silenzio che non nasconde niente, anzi celebra un'intesa che non ha bisogno di parole.
Tutta la mia rabbiosa diffidenza si dissolve giorno per giorno e io rido, sempre più spesso e con le lacrime agli occhi.
Non ho mai amato nessuno e niente al mondo come oggi amo lui.
Tu che sei parte di me...
e sciogli i fili, le resistenze,
le mie mani chiuse
Tu che sei parte di me...
stai nei sogni,
e mi fai sorridere.
Urgenza di Elenamente
in: *notturni, non sono intoccabile, non sono la stessa, non sono a disagio, non sono impaurita, non sono utile, non sono vostra
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Accrescersi
domenica, 01 marzo 2009, 01:47
2:10
Il tuo stile effettivo te lo porti avanti dall'infanzia, hai solo aggiunto. Sei sempre esattamente quello che eri, oltre a quello che sei. Da bambina non amavo le calze nè in generale il concetto di gonna.
A dire la verità non amavo neanche i jeans.
E concepivo il mio abbigliamento in termini di comodità e colori. Stop.
Da bambina io non facevo i capricci con la lagnetta, me ne andavo incazzata. Subito. Al primo no. E me ne facevo una ragione, anche se spesso per mia fortuna con questo metodo qualcosa ottenevo.
Il punto non è che odiavo i no. Amavo i sì, che è ben diverso. Un sì mi riempiva di entusiasmo, mi faceva sentire quanto è bella la vita.
Perchè in fondo allora come ora la vita è conquistare, acquisire, scoprire, accrescersi. Almeno per me.
Da bambina ero invidiosa, ma non in modo maligno. La domanda che mi facevo sempre era "Perchè io non ci riesco? Non è possibile.", ma non era un pensiero forte, me ne dimenticavo o lasciavo stare.
Odiavo imitare le altre. Ci ho messo un po' a capire che se qualcuno ha una buona idea non è giusto, ma sacrosanto farla propria. In quegli anni lì mi limitavo a cedere quando diventava doveroso.
Voglio dire. C'erano quelle pennine di Hello Kitty molto piccole, bianca e azzurra o bianca e rosa. Profumavano. E sti cazzi se ce le avevano tutte.
Urgenza di Elenamente
in: *conosciamoli meglio, non sono matura, non sono la stessa, non sono lei
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Buongiorno principessa
mercoledì, 11 febbraio 2009, 03:58
A me piacciono alla fine queste idee "Contagiamo il mondo con un sorriso" o "Abbracciamoci fra sconosciuti", c'è una parte di me molto Jovanotti che sgomita, ma allo stesso tempo mi fanno paura.
La distanza fra le mie trovate ideali e le trovate umane di questi ultimi tempi è preoccupante.
Voglio parlare di lei
Perchè oggi l'ho amata dolcemente
E invidiata insieme
Perchè è entrata nel cerchio con i passi leggeri
Ha preso il suo tempo con gli occhi bassi
Elegante
Poi ha alzato il visino ed era purezza
Tenera e ingenua e timida
E ti guardava come chiedendoti un po' d'amore
E come negarlo
Ad una creatura così perfetta
Recitare mi mette in contatto con parti di me inesplorate.
Per esempio, questa stera ho dovuto pregare dio ad un funerale. Fissando una compagna ho recitato quel che ricordavo del padre nostro e ho provato quella sensazione di tiepido abbandono alla divina provvidenza.
Mi piacciono le richieste improvvise della mia insegnante, che mi sorprende e costringe a esplorarmi, mettermi alla prova.
Ho capito che il mio punto di forza è quella stessa voce che mi fa scambiare per un maschio al telefono.
Ho capito che quando sono al telefono parlo come un maschio, così anche agli esami, nei luoghi pubblici e quando discuto più o meno animatamente di una cosa che mi interessa.
Ma anche negli altri ambiti, in cui suona magari più dolce o calda, rimane un vocione impostato. Uso il diaframma per sport da sempre.
Ho superato definitivamente il blocco del contatto, ogni volta ci vorrà quel secondo di respiro rassegnato e poi mi lancerò in quel che devo, ciecamente.
Abbandonarsi ad un personaggio è qualcosa di mistico, e terapeutico.
Al contrario
Poco fa con Tiziano parlavano di quanto è odioso essere messi in mezzo da uno stupido vecchio amico che se ne esce con l'odiosa "Aò raccontajenpò!"*: se fa ride se pia il merito, se nun fa ride er cojone sei te.
Adesso
Seriamente
Non credo che l'arte salverà il mondo, ma salva me.
E questo l'ho pensato mentre Giorgio Gaber mi emozionava.
E l'ho già letto da qualche parte, ma adesso capisco.
Ziocan sono le 5:00
Ziocan dell' 11 febbraio finalmente.
*che sta per "Aò raccontagli un po' di quella volta!
Urgenza di Elenamente
in: *non sono ferma, non sono la stessa, non sono una
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You know I love you - 1:52
mercoledì, 28 gennaio 2009, 13:46
Scarto il primo disco della raccolta Giorgio Gaber - Il Teatro Canzone
Tu che mi dici Hai visto ragazza? Ci siamo baciati anche sotto la luna piena.
Metto lo smalto che mi ha regalato tua madre
Tu che nel buio in camera sei pronto per andare a lavoro
Accendo l'ennesima Camel davanti al sito di Meridiana
Tu che ridi
Apro la valigia che esplode
Tu che ti alzi sopra di me e sei la cosa più bella che io abbia mai avuto davanti gli occhi
Metto su John Lee Hooker
Tu che guidi e mi tieni la mano sulla gamba
Guido sul raccordo a centoquaranta
Tu che dici I love you, baby.
Cucino in pigiama e mia madre mi parla di tutto quello che è successo mentre io
Tu che ti spogli
Sono nel mio letto, finalmente
Tu che cammini in mezzo alla neve e mi tieni per mano
Gioco con Kira e ho il gatto sempre intorno
Tu che parli in dialetto con i tuoi amici
Dovrei fare otto miliardi di cose
Tu che sali le scale verso la mansarda e dici il nostro nido
Dovrei smetterla di guardare la foto
Tu che mi trattieni dalla nuca mentre mi baci
Tutti che mi dicono E allora?
Tu che fai il daino con la testa, e ancora siamo quasi niente, e siamo già tanto
Mi giro un'altra canna
Tu che ridi della mia ubriachezza molesta
Controllo lo stato pietoso del mio armadio
Tu che mi svegli e non avevo mai dormito così di gusto
Urgenza di Elenamente
in: *non sono intoccabile, non sono paziente, non sono sola, non sono ferma, non sono depressa, non sono la stessa, non sono qui, non sono impaurita
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Sii il tuo miracolo
venerdì, 19 dicembre 2008, 14:59
Eurostar Italia
9310
del 22/12/2008 da Roma Termini (09:00) a Trento (14:04)
Ci rivediamo l'otto gennaio.
Urgenza di Elenamente
in: *non sono paziente, non sono rassegnata, non sono ferma, non sono la stessa, non sono qui, non sono una, non sono impaurita
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